domenica 9 marzo 2008

[Capitolo 3] L'Illuminazione



DALLE MEMORIE DI ARINAL...

Ed era giunto alla fine anche per me il momento di divenire parte integrante della Comunità,ufficiale credente nell'Unico Dio; credo fosse in inverno,perchè mi torna alla mente un certo freddo e l'ululato cupo del vento che rimbombava nelle caverne a non finire,mentre io avevo la mia iniziazione; e questa d'alta parte non era neanche un rituale troppo lungo o complesso,se rapportato a quelli delle cerimonie per l'ordinamento dei sacerdoti o dei guardiani,alla fin fine consisteva nel porre al collo del giovane divenuto abbastanza grande l'osso del cranio di un antenato...eppure quel rito con me acquistò un'accezione particolare,mi sembrava che i Sacerdoti fossero particolarmente infervorati nel compiere i gesti di sempre con una smodata ortodossia. O forse fu solo una mia impresione, chi lo sa...
Bhè certo,non molto tempo dopo ebbi modo di constatare che il rituale più sbrigativo di noi felinidi era lungo e complesso quanto i più importanti riti degli altri cultisti,però a noi non sembrava fosse un qualcosa di eccessivo,magari perchè così ci avevano educato,non so...oppure per qualcos'altro,un fuoco che ognuno di noi della Comunità era conscio di possedere per natura;
Non fui ordinato da subito sacerdote e solo dopo lunghi travagli ne capii il perchè. Ciò che risultava importante tuttavia era solo il fatto che io fossi oramai considerato come un adulto,e quindi come un effettivo servitore di Nagroch con ogni mia azione,pur se non iniziato ai misteri della sua adorazione come un vero sacerdote.
E così mi fu affidato un compito inusuale,un compito che sconvolse a lungo il mio animo poichè questo non riusciva a capire se ne era in accordo oppure se era una modo di vivere in opposizione con esso...
Mi fu ordianto di viaggiare...cosa poco affine alla nostra cultura...
viaggiare e avere fede e osservare il mondo,così da comprendere i grandi interrogativi da esso posti e trovarne una risposta,crescendo e crescendo il mio spirito nel suo tendere a Nagroch e alla Morte nel frattempo...
E così io feci,con fede incrollabile....
Ma i mesi passavano,tra peripezie e avventure,e a me pareva di sentirmi solo,pure in mezzo alla gente,pur con dei compagni;solo e nell'ombra,questa era la mia condizione: e effettivamente questa non sembrava poi differente da quella di un vero sacerdote della Morte,che nel silenzio cela sicuro come la lapide le sue verità e osserva con distacco il mondo..eppure un sacerdote o un altro semplice credente ,ecco,io sentivo che essi avevano tutti qualcosa che a me mancava:sì,loro potevano gioire nella loro apparente solitudine,perchè Altro era nella loro anima a portagli compagnia e calore e a sussurargli parole di Assoluto;
io invece ero veramente solo,non avvertivo quell'ombra,che ,seppur sottile come cenere al vento,avrebbe dovuto guidare la mia esistenza...
E fu così che iniziò quindi il mio mutamento: quanto più rendevo esteriore e radicale la mia fede tanto mi sentivo solo con me stesso; e il mio spirito si incamminò verso una strada che è ben differente da quella riparata e umile di Nagroch,una strada fatta di piccoli ciottoli all'apparenza sporchi e di poco valore,ma che nel resitere a tutte le intemperie e ai piedi dei passanti rivelavano la loro durezza...
Allora la strada che andavo tracciando era più simile a una via lastricata di marmo nero con delle incrinature:lucido e splendente di ardore all'esterno,inonsciamente fragile e venato dentro.
Così era il mio credo: tutto in me si esplicitava per dare futile e gratuita glorificazione al Dio,ogni mio gesto non era per me ma neppure era per Lui: cosa se ne sarebbe fatto in verità Il Dio della Morte di quel miagolare insensato e spavaldo?La mia era un fede esasperatamente ostentata davanti ad altre persone così come da solo,come se comportandomi come un vero fanatico intransigente e ripetendo a me stesso Quel Nome mi dessi la convinzione di essere nel giusto:tutto era finalizzato alla morte degli infedeli per me allora,nessuno che non fosse un araldo della totale putrefazione dei corpi come io mi stimavo era degno di continuare a vagare per quel obbrobioso mondo dei vivi; un idea quantomeno bislacca e personale,ebbi da pensare in seguito(anche se scoprii ci fosse in verità qualcun'altro a vederla come me,anzi,non pochi ).
Eppure questa convinzione per la quale ero incline a riti oscuri e al risoluto dissanguamento di me stesso prese piede in me con particolare tenacia,tanto che ci volle un Messo di Egli in persona per reindicarmi la giusta via da seguire: un Illuminazione Divina,in altro modo non si potrebbe chiamare,quella di cui beneficiai un giorno in cui il cielo era grave e tempestoso sulla fronte del mondo-e sulle nostre teste-,un giorno nel Cimitero Maggiore di Axantis...
E chi mi parlò?Un Avatar? Un Lich resuscitato dall oltretomba? Un angelo Oscuro o un Essere incappucciato?
No,ad accogliermi fu un semplice spazzino di tombe...
Eppure da quel giorno nulla è come prima. Ed è bastato così poco!


lunedì 25 febbraio 2008

[Capitolo 2] Il Messaggero della Morte







Ho passato un'infanzia felice dopotutto; giocavo,ridevo e sognavo come gli altri bambini.
E non si può nemmeno dire che crescendo il Tempo sia stato meno magnanimo con me: spiccavo per passione nelle prove di forza d'animo,avevo fatto mio l'incedere rapido e furtivo dei guardiani delle lapidi di Mamorik,e tutto il mio spirito fluiva nel mio canto e nel mio piffero con estrema spontaneità.
Mio padre e i miei familiari,come creature che dimoravano su altre lune e altri mondi rispetto al mio,non facevano caso più di tanto a questi miei progressi; ad oggi conservo ancora l'idea che per loro avevo ancora tanto,tanto da imparare,e più crescevo più questo distacco tra noi si marcava,cosicchè col passare degli anni mi capitò sempre meno di udire i sermoni del mio vecchio,un tempo quasi all'ordine del giorno.
Riflettendoci ora,dopo tanti anni,dopo tanto impegno e tanta sofferenza,cresce in me il dubbio,il dubbio che forse essi avevano solo voluto mostrarmi la via da seguire,e che poi io l'avrei dovuta percorrere da sola.
Non so se ora ho tracciato un altra via davanti alle mie zampe segnate dalla vita,ma di sicuro non mi sono sottratto ai miei impegni,ho scelto come un adulto,senza timore delle ripercussioni delle mie azioni: ho scelto ciò che il cuore mi ha dettato e mi detta ancora,che m'impone anzi:
la fede nell unico Dio,nel Solo,Colui che unicamente regola le nostre vite:e d'altra parte così non mi sono comportato molto diversamente da come predicava L'Anziano.
Eh,L'Anziano,il sommo Avalaja...
Che cos'era in fondo L'Avalaja,Il Messaggero? Un profeta? Un mortale come noi che faceva da tramite al volere del Dio?
Non lo so...Forse era tuto questo ed era anche di più,un Dio in terra a sua volta a volte mi pareva,e probabilmente anch'egli aveva sparsi per il mondo(ahimè ben più vasto e complicato delle nostre grotte!)fedeli che lo veneravano oltre a noi...ma non lo so con certezza. Ciò che so è che noi l'adoravamo,sì,tanto era sapiente e illuminato dall aurora della luna di Nagroch.
O meglio,gli altri lo adoravano: la mia famiglia lo guardò sempre con un occhio di disappunto e l'altro colmo di rispetto reverenziale,un iride contratta non si sa se per meglio porre attenzione ai suoi discorsi o se per un odio racchiuso nel fondo del loro cuore e ben nutrito...ma senza dubbio,se odio era,era un odio antico,i cui motivi nemmeno ora ho del tutto chiari e districati davanti a me...

domenica 10 febbraio 2008

[Capitolo 1]Ricordi futuri di Arinal

[Comincio con una serie di Post che hanno una funzione di Background dettagliato di un mio personaggio, con il quale attualmente gioco, sperando che vi piaccia e che vi susciti interesse! ]

Dò inizio alla stesura di quella che vuol'essere una fattispecie di diario,per quanto composto da frammenti sconnessi di eventi che la mia memoria mi ripropone. Piu che un diario in effetti sono dei ricordi,delle memorie della mia prima goventù. E non essendo io mai stato troppo abile nell'uso delle parole ho fatto filtrare tutti i miei pensieri da un mio caro scrivano ed amico molto piu adatto di me a comporre uno scritto di qual si voglia genere.In effetti devo ammettere che questo è stato un lavoraccio per lui,carpire il senso di ogni mia memoria e riproporla in veste piu degna,ma sono convinto che,al contrario,gli abbia fatto piacere.
Non so perchè lascio scritte queste mie idee,questi pensieri,queste cose mie soltanto: però penso che in fondo forse saranno utili a qualcuno,magari un giovane con l'animo simile al mio, o forse no chissà.
Eppure scrivo,o meglio,lascio scrivere.
...
Ho vissuto per molti anni in questo mondo...ho amato,odiato,adorato,schernito,aiutato e combattuto in vari modi...e credo che la prima cosa da dire di me-o forse l'ultima come molti pensano- sia il mio stretto contatto con la Morte,e con tutto cio che ne concerne.
Nato e cresciuto fino all età di 17 anni in una comunità di felinidi di Nagroch,frutto del sangue del dio della Morte stessa come vuole la leggenda,ho imparato tutto ciò che era necessario sapere per un giovane del modo in cui si rispettano gli dei. Anzi,l ho imparato particolarmente bene,e, oltre a questo, mostrai subito una spiccata propensione verso la musica: Eh, gli strepiti e i cori austeri,quesi suoni terribili e grandi al tempo stesso,le melodie stranianti dei mandolini e il soffio gelido dei flauti..già tutte cose a me care fin da piccolo.
(...)
la nostra razza non è una di quelle che ama porsi in bella mostra ,non siamo come gli elfi o le famiglie dei powell che si vogliono sentire sempre invidiati dalle folle...no,la mia comunità era quella di una specie silenziosa,umile,che sta prostrata in silenzio nelle ombre delle caverne sotterranee presso Mamorik,non in giro nelle belle piazze Axantis o nei ridenti palazzi di Dedalus An. Siamo piccoli noi,la nostra altezza si aggira su quella di un braccio umano,esili anche,ma abbiamo grande forza nello spirito: preghiamo ogni giorno e rispettiamo gli Avi,ci muoviamo discreti a passi felpati,non ostentiamo collane o monili ai nostri colli ma solo il ricordo dei nostri padri. E il mio di padre mi insegnò poche cose,certo,ma me le insegnò bene: i miei familiari erano leggermente diversi dagli altri anziani della comunità,loro erano tanto più ligi al dovere quanto più infiammati erano i loro animi nello spargere la volontà di Nagroch su questo emisfero. E io crebbi sotto l'ombra di un signore lontano e a volte anche assente,ma che intuivo grande e onorevole qualora lo scorgevo: un signore che era il mio Dio e mio padre al tempo stesso.
(...)
"Rispetta la ruota degli anni,Arinal,lo scorrere del Destino,perchè ogni cosa è segnata negli annali divini e agli dei torna: rispetta quello che è il servo piu umile del nostro Dio,quello che più si adopera per portare il suo regno su questo mondo,e non solo nell'al di là.
Odia e ammonisci coloro che celebrano i beni di questo mondo e li ostentano irrisoriamente contro il comune Destino mortale: per questi sciocchi che non hanno capito che il mondo degli dei è prima di tutto sulla terra,il tessitore immobile riserverà un inferno su questo mondo,come invece porrà i suoi veneratori fedeli in un paradiso,ma un paradiso che essi stessi si sono creati in suo nome!"
" Bada bene figliolo: l'apatia non porta alla morte,ma solo alla non-vita: per arrivare alla Silenzio più puro e completo non puoi che vivere,tuo malgrado: ma devi vivere con in te il seme della Fine,giacchè la tua vita non sarà che uno strumento in altrui mani per una Morte celestiale e definitiva"
insegnamenti che imparai a memoria(li provai anche a musicare) da mio padre tanto lo stimavo e tanta era l'enfasi con la quale me li procacciava: perchè,anche volendo,mi era impossibile registrarli sotto altra forma dato il risentimento che la mia famiglia mostrava verso ogni forma di studio e di cultura mortale..."Cosa te ne fai di questi scarabocchi se tu hai tutto ciò che ti serve dentro di te?" mi dicevano...e cosi mentre gli altri miei compagni ricevevano una debita istruzione per meglio poter adempiere ai loro Compiti io mi dilettavo nel comporre odi e melodie,nel buio della mia nicchia. In fondo non erano poi così distanti i miei dagli altri adulti:si diceva che mio nonno era stato un fervente adoratore e discepolo, solo che mio padre e mia madre avevano una visione un pochino diversa delle cose,magari volevano solo che ci si impegnasse con maggiore vigore spirituale e fisico(ho ancora vecchie cicatrici dovute al mio fervore) nel pregare e avevano modi un pò più radicali,ma nulla di eccezionale agli occhi di un bambino.
Così almeno mi pareva.
(...)

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